Omeopatia: conosciamola meglio

Il termine “omeopatia” (dal greco omoios, simile, e pathos, malattia) fu coniato nella prima metà del XIX secolo da Christian Friedrich Samuel Hahnemann, un medico tedesco che per primo sperimentò il concetto di similitudine, secondo il quale il simile viene curato con il simile (“similia sibilimus curantur”), già espresso anticamente da Ippocrate e Paracelso. In base a questo principio, un rimedio omeopatico somministrato in un soggetto sano provoca gli stessi sintomi e segni patologici che si vogliono curare in un soggetto malato. Pertanto, al contrario della medicina tradizionale che si basa su un approccio di tipo allopatico (“contraria contrariis curantur”, ossia i contrari si curano con i contrari), l’omeopatia si pone come obbiettivo primario quello di curare malattie con dosi infinitesimali di sostanze che in dosi maggiori provocherebbero gli stessi disturbi negli individui sani.

L’omeopatia si differenzia dalla medicina tradizionale anche per la natura delle sostanze utilizzate, le quali derivano da tutti e tre i regni (animale, minerale e vegetale) e sono tra le più patogene per l’uomo. Per eliminarne la tossicità, mantenendo al contempo il loro potenziale curativo, si ricorre quindi a due tecniche fondamentali: la diluizione, grazie alla quale si eliminano i potenziali effetti collaterali, e la dinamizzazione (o potenziamento) che conferisce al prodotto la “Forza vitale” necessaria a renderlo terapeuticamente efficace.

Le diluizioni rappresentano il primo processo produttivo per la realizzazione dei rimedi omeopatici e possono essere distinte in: diluizioni Hahnemanniane (centesimali, decimali e cinquantamillesimali) e diluizioni Korsakoviane. In entrambi i casi si parte da una preparazione iniziale, chiamata tintura madre (TM) che si ottiene sciogliendo in soluzione idro-alcolica il materiale di partenza del rimedio. 

Successivamente, nel caso delle diluzioni Hahnemanniane, si diluisce 1 goccia di tintura madre in 99 gocce di alcool in modo da ottenere la prima centesimale (1CH) per procedere poi con la dinamizzazione agitando 100 volte il flacone. La seconda centesimale (2CH) viene ottenuta aggiungendo, in un secondo flacone, 1 goccia della diluizione 1CH a 99 gocce di alcool: il rapporto con la preparazione iniziale è di 1/10000 (la terza è 1/1000000, la quarta 1/1000000000 e così via). Questo procedimento può continuare fino ad arrivare a 200CH e oltre. Per le diluizioni decimali (DH) viene sciolta 1 goccia di tintura madre in un contenitore con 9 gocce di alcool in un rapporto 1:10. Per le cinquantamillesimali (LM) la procedura è identica ma il rapporto sarà 1:50000.

Nel metodo Korsakoviano si procede con un criterio alternativo che prevede la diluizione di un ceppo omeopatico attraverso operazioni successive in acqua distillata, eseguite in un flacone unico. Il numero di operazioni effettuate definisce il grado di diluizione. Si ottengono così delle preparazioni liquide, chiamate diluizioni Korsakoviane designate con l’abbreviazione K preceduta dal numero che corrisponde al grado di diluizione. La diluizione viene realizzata mediante l’agitazione di 5 ml di tintura madre (TM) in un contenitore di vetro di 15 ml seguita dallo svuotamento del flacone per aspirazione del contenuto; subito dopo si introducono 5 ml di acqua distillata per diluire il volume di tintura madre rimasto sulle pareti del flacone. Si agita nuovamente per 100 volte ottenendo così la prima diluizione Korsakoviana (1K). Il procedimento viene ripetuto per ottenere la seconda diluizione (2K) e le seguenti.

Una volta ottenuta la diluizione desiderata, il ceppo omeopatico, correttamente dinamizzato, viene commercializzato in varie forme farmaceutiche:

  • TUBO GRANULI: contiene circa 80 granuli per somministrazioni pluri-giornaliere o somministrazioni giornaliere che si protraggono per un lungo periodo.
  • TUBO GLOBULI: contiene circa 200 globuli da assumersi in un’unica somministrazione.
  • COMPRESSE: in confezioni da 50 unità.
  • GOCCE: generalmente sono soluzioni di tintura madre in diluizione 1DH con titolo alcolico di 60° o soluzioni in altre diluizioni omeopatiche con titolo alcolico 30°.
  • SUPPOSTE: sono ottenute incorporando diluizioni omeopatiche con titolo alcolico di 30° in eccipienti che costituiscono la massa per supposte, quali burro di cacao o gliceridi semisintetici.
  • COLLIRI: realizzati sterilmente in soluzione fisiologica.

La scelta della diluizione varia in relazione a diversi fattori, mentre la frequenza e la durata del trattamento dipenderanno dal tipo di malattia (acuta o cronica) e dalla reattività del paziente.

Le basse diluizioni (5-6-7-9 CH, 5K, 6LM) si usano generalmente come rimedi per disturbi in fase acuta, agiscono fondamentalmente sul fisico e vengono assimilati ai medicinali di automedicazione; le medie diluizioni (15-30 CH, 35K, 15LM) svolgono un’azione regolatrice e si somministrano 2 o 3 volte al giorno in patologie acute e recidivanti; mentre le alte diluizioni (200-1000-10000 CH, XMK, 30LM) agiscono su patologie croniche, metaboliche o ormonali con coinvolgimento della sfera mentale.

Qualsiasi rimedio omeopatico deve essere assunto possibilmente lontano dai pasti e ad una distanza di almeno mezz’ora da fumo, caffè, alcool e altro farmaco allopatico. I granuli possono essere assunti a secco per via sub-linguale lasciandoli sciogliere lentamente e non vanno masticati né deglutiti, inoltre non andrebbero toccati con le mani poiché il principio attivo sul trova sulla loro superficie. In alternativa possono essere sciolti in un po’ d’acqua.