A stomaco pieno o vuoto?

Questa rappresenta una delle domande che più frequentemente ci viene posta in farmacia. Prima di rispondere a questo interrogativo, però, vale la pena conoscere meglio ciò che accade quando gli alimenti e i farmaci vengono a contatto, poiché fare semplicemente un lungo elenco di farmaci da prendere a stomaco vuoto o pieno sarebbe inutile e privo di completezza.
Generalmente, l’effetto del farmaco compare più rapidamente quando viene assunto a stomaco vuoto. Gli alimenti, infatti, una volta giunti nello stomaco possono influenzare lo svuotamento gastrico e di conseguenza l’assorbimento dei farmaci a livello intestinale. Nello specifico, i cibi solidi, in particolare quelli viscosi e ricchi di grassi, rallentano lo svuotamento dello stomaco e quindi diminuiscono la velocità con cui il farmaco passa nel sangue. La velocità dell’assorbimento non incide necessariamente sull’efficacia del farmaco, ma diventa fondamentale quando è richiesta una tempestiva attenuazione dei sintomi, come ad esempio quando si assumono antinfiammatori e analgesici per calmare dolori acuti. Tuttavia, nel caso degli antinfiammatori non steroidei (come ibuprofene, naprossene, diclofenac, ecc) è preferibile assumerli a stomaco pieno per ridurre i potenziali effetti lesivi sulla mucosa gastrica, effettivamente collegati ad un loro uso prolungato. Un compromesso accettabile, soprattutto per i farmaci da banco a basso dosaggio, potrebbe essere quello di assumere la prima dose a stomaco vuoto con molta acqua e le successive a stomaco pieno. Esistono per contro dei casi in cui l’assorbimento del farmaco viene invece favorito dalla presenza di cibo nello stomaco; questo è il caso della nitrofurantoina impiegata nelle infezioni urinarie, l’antimicotico griseofulvina e il diuretico spironolattone.

Al contrario, alcuni farmaci particolarmente sensibili all’acidità gastrica, come gli antibiotici appartenenti alla classe delle penicilline e dei macrolidi, devono essere necessariamente assunti lontano dai pasti. Infatti, la riduzione dello svuotamento gastrico comporta un aumento del tempo che il farmaco passa a contatto con l’ambiente acido con il rischio che, inattivandosi, si riduca la quantità di farmaco disponibile per svolgere l’azione terapeutica.

Un altro motivo per cui il cibo non va d’accordo con certi farmaci è la possibilità che alcuni nutrienti si leghino ai principi attivi impedendone così l’assorbimento. Questo fenomeno accade con alcuni antibiotici come le tetracicline che vengono intrappolati dal calcio presente soprattutto nel latte e nei latticini, oppure nel caso della ciprofloxacina il cui assorbimento viene ostacolato dalla presenza di ferro negli alimenti. Questo rischio viene evitato assumendo il medicinale lontano dai pasti.
I pazienti in terapia con il captopril, capostipite degli ACE-inibitori impiegati nel trattamento dell’ipertensione, devono assumere il farmaco a stomaco vuoto, mentre i soggetti che assumono i suoi derivati come enalapril, quinapril e ramipril, devono evitare gli alimenti e i condimenti ricchi di potassio, per scongiurare il rischio che questa sostanza raggiunga nel sangue concentrazioni pericolose.
Invece, i pazienti che sono in trattamento con anticoagulanti orali devono prestare attenzione a non consumare eccessive quantità di alimenti contenenti la vitamina K (come ad esempio i vegetali a foglia verde e i ceci), la quale antagonizzando l’effetto del farmaco, riduce la sua capacità di mantenere fluido il sangue.
Un’altra categoria farmacologica che deve essere assunta a stomaco vuoto è quella rappresentata dagli inibitori di pompa protonica che svolgono un’azione gastroprotettrice e che, inibendo la produzione di acido cloridrico, difendono le pareti dello stomaco dall’azione aggressiva degli acidi sulla mucosa o di farmaci potenzialmente gastrolesivi. Solitamente questi farmaci vengono assunti mezz’ora prima di fare colazione.

Un altro aspetto fondamentale è quello legato al tipo di liquido o bevanda con cui viene assunto il medicinale, in quanto può influenzare la farmacocinetica e di conseguenza l’efficacia stessa del farmaco. Basti pensare, ad esempio, al succo di pompelmo. La naringina, che caratterizza il tipico gusto amaro di questo frutto, è infatti una sostanza in grado di modificare l’attività di alcuni farmaci, interferendo con gli enzimi che il nostro organismo impiega per inattivarli. A questa ridotta metabolizzazione segue un aumento della concentrazione di questi farmaci che se supera quella prevista può comportare effetti tossici. Questa interazione riguarda alcuni farmaci usati per il cuore e la pressione alta come la nifedipina, la felodipina e l’amlodipina, l’antistaminico terfenadina che per di più ha pericolose interazioni con altri farmaci, il triazolam appartenente alla famiglia delle benzodiazepine e la ciclosporina utilizzata nei pazienti che hanno subito un trapianto.
In questa scelta bisogna considerare anche il pH dei liquidi assunti, infatti l’acidità di alcune bevande come il succo d’arancia può alterare l’attività degli antibiotici penicillinici; invece il latte avente pH basico deve essere evitato se gli antibiotici in questione sono la doxicillina e la ciprofloxacina, mentre può diventare un’associazione positiva se si assumono alcuni antinfiammatori che, essendo leggermente acidi, vengono neutralizzati dalla basicità del latte e assorbiti più rapidamente. Controindicata è anche l’assunzione di bevande come the e caffè, mentre gli alcolici vanno sempre evitati, poiché l’accoppiata alcool-farmaco è imprevedibile e pericolosa. Questa avvertenza diventa un vero e proprio divieto quando si assumono farmaci antidepressivi, tranquillanti e antistaminici in quanto l’alcool ne potenzia gli effetti sedativi a livello del Sistema Nervoso Centrale. Inoltre, il consumo di bevande alcoliche va evitato mentre si è in trattamento con antimicotici come il metronidazolo e la griseofulvina, perché si può andare incontro ad una particolare reazione avversa che si manifesta con arrossamento del volto e del collo, vomito, mal di testa e palpitazioni.

Per evitare qualsiasi problema, l’acqua naturale (non frizzante che talvolta modifica il rivestimento del medicinale) rappresenta la scelta più opportuna, meglio se assunta a temperatura ambiente e in grande quantità per evitare che il farmaco aderisca alle pareti dell’esofago e per facilitare la dissoluzione e l’assorbimento dei principi attivi.

Si ricordi che prima di assumere un farmaco è bene leggere attentamente il foglietto illustrativo, rivolgendosi al medico o al farmacista in caso di qualsiasi dubbio o perplessità.