Candidosi Vaginale: dalla “cura” delle cattive abitudini alla terapia

La candidosi vulvovaginale è un’infezione causata dalla Candida albicans, un lievito normalmente presente e in grado di vivere sulla pelle e sulle mucose dell’organismo senza creare particolari disturbi. In alcune condizioni può però proliferare in modo incontrollato, scatenando infezioni note appunto come candidosi (o candidiasi), i cui sintomi sono tipicamente rappresentati da un aumento delle secrezioni vaginali (leucorrea) che appaiono bianche e dense simili a latte cagliato, a cui si aggiunge anche bruciore, prurito intenso e arrossamento. I principali fattori di rischio, che possono quindi favorire una crescita micotica anomala, sono spesso legati ad abitudini quotidiane non corrette come l’abuso di lavande vaginali e/o detergenti aggressivi, l’impiego di indumenti stretti ed attillati e un’alimentazione poco equilibrata ricca di carboidrati semplici e lieviti. Inoltre, anche l’impiego protratto di alcuni farmaci come antibiotici ad ampio spettro e contraccettivi orali può favorire l’insorgenza di questa affezione.

Da queste considerazioni emerge pertanto la necessità di modificare e migliorare lo stile di vita, mettendo in pratica una serie di accorgimenti volti a ripristinare il microbioma vaginale che rappresenta il primo ostacolo alla proliferazione anomala di agenti patogeni. Per tale motivo in caso di recidive e terapie antibiotiche è estremamente importante impiegare fermenti lattici locali, che vanno a riequilibrare la flora batterica.

Tra le pratiche preventive, l’igiene intima ricopre sicuramente un ruolo fondamentale. L’igiene intima femminile deve essere fatta quotidianamente non più di due volte al giorno, tranne durante il ciclo mestruale in cui è opportuno lavarsi più spesso. Lavarsi troppo frequentemente o troppo poco può alterare l’ecosistema vaginale causando infezioni a livello dell’apparato uro-genitale. Devono essere impiegati prodotti specifici che garantiscano una detersione attiva, delicata e che non destabilizzi l’equilibro delle mucose vaginali. Il detergente ideale deve contenere acido lattico e avere un pH acido compreso tra 4,5 e 5 in grado di promuovere il benessere della microflora endogena a scapito dei ceppi patogeni. Inoltre, deve essere privo di tensioattivi irritanti, profumi, conservanti e altri agenti potenzialmente sensibilizzanti, e contenere principi dall’azione emolliente e calmante, come pantenolo e glicina. È, infine, essenziale asciugarsi bene poiché un microambiente umido favorisce la proliferazione batterica.

Quando insorgono i sintomi evidenti della candida è necessario rivolgersi subito al ginecologo o al dermatologo che, una volta valutata la sintomatologia e formulata la diagnosi potranno stabilire la terapia farmacologica. La diagnosi di candida vaginale avviene ricercando la presenza del lievito nelle secrezioni  e si effettua con l’esecuzione di un tampone vaginale. In caso di candidosi la terapia è antimicotica e consiste nella somministrazione di ovuli, creme e lavande vaginali per

via locale e di compresse per via sistemica. Poiché la terapia permette di bloccare esclusivamente la proliferazione del fungo ma non la sua eradicazione, l’infezione può recidivare in seguito all’interruzione della terapia.
La terapia standard è a base di azoli per via topica o sistemica. Tra le terapie topiche ci sono quelle a base di Clotrimazolo, disponibile in diversi dosaggi e formulazioni (creme e ovuli). Tale farmaco è tra gli azolici più utilizzati in quanto presenta un ampio spettro d’azione, efficace quindi nel trattamento di infezioni causate da funghi, lieviti o muffe e risulta particolarmente utile nel trattamento di infezioni vulvovaginali da Candida albicans in concentrazioni al 2%. Esistono anche prodotti sintomatici (cioè, specialità che agiscono esclusivamente sui sintomi della patologia) utilizzati in particolare per alleviare il prurito e il bruciore, tra cui formulazioni topiche a base di benzidamina cloridrato (analgesico) e lidocaina (anestetico locale). La benzidamina cloridrato in soluzione è indicata per vulvovaginiti di varia natura e caratterizzate da sintomi classici (piccole perdite vaginali, prurito, irritazione, bruciore e dolore vulvare). Per ottenere dei benefici sono consigliate 1-2 irrigazioni vaginali giornaliere per 7 giorni consecutivi. Ma è importante evitare o sospendere il trattamento in caso di sanguinamento.

La lidocaina in crema è indicata in caso di prurito vulvare e perianale in pazienti adulte. Le indicazioni posologiche raccomandano l’applicazione del prodotto, per solo uso esterno, 3-4 volte al giorno per brevi periodi. Anche in questo caso, è opportuno non utilizzare o interrompere l’uso del medicinale in caso di lesione delle mucose o di sospetta infezione micotica.

Terminata la terapia antimicotica locale risulterà necessario prevenire l’insorgenza delle recidive. A tale proposito si consiglia l’utilizzo di un probiotico specifico in ovuli che ristabilirà la microflora batterica creando una barriera protettiva contro le infezioni. La posologia è di un ovulo al giorno da applicare la sera prima di coricarsi per 7 giorni, seguiti poi da un ovulo alla settimana per 4 settimane.

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