Lo sapevi che…

il Fuoco di Sant’Antonio!

Il Fuoco di Sant’Antonio è un’espressione impiegata nel gergo comune per indicare una malattia infettiva causata da un virus noto come Herpes zoster. Questo microrganismo è lo stesso responsabile della varicella che, dopo la guarigione della malattia, si rifugia nelle terminazioni nervose locali pronto a riattivarsi a distanza anche di molti anni, scatenando il tipico rush cutaneo che può interessare diverse parti del corpo, colpendo anche il viso, in particolare la zona dell’occhio e della bocca. Per questo motivo chi non ha fatto la varicella non potrà mai sviluppare il Fuoco di Sant’Antonio, mentre tutti quelli che l’hanno subita corrono il rischio, seppur moderato, di andare incontro a futuri episodi di riattivazione dell’Herpes zoster. I motivi per cui il virus della varicella si riattiva non sono del tutto noti, ma è chiaro che la compromissione immunitaria svolge un ruolo fondamentale. Si ritiene infatti che la riattivazione virale sia legata ad un abbassamento improvviso delle difese immunitarie in concomitanza ad episodi di forte stress psicofisico, terapie farmacologiche di immunosoppressione, chemio o radioterapia, malattie che colpiscono il sistema immunitario come l’HIV e in persone fragili come gli anziani. La malattia ha un decorso relativamente lungo, della durata di circa 15 giorni, finché le croste formatesi sulle vescicole cadono e la pelle guarisce. Il dolore invece può comparire anche alcune settimane prima dell’eruzione cutanea e può permanere per un lungo periodo dopo la guarigione delle vescicole, poiché è dovuto all’infiammazione scatenata dal passaggio del virus.

Nel momento in cui si manifesta con le vescicole aperte, il Fuoco di Sant’Antonio è contagioso per contatto diretto nei confronti di chi non ha ancora avuto la varicella o non sia vaccinato. La persona contagiata svilupperà quindi la varicella, ma non l’Herpes zoster.
I sintomi iniziali, precedenti all’eruzione cutanea, sono molto vari e di difficile interpretazione. Comprendono infatti mal di testa, febbre, malessere, ipersensibilità, bruciore, prurito, brividi, mal di stomaco e spossatezza. Il rush cutaneo caratteristico della malattia si può presentare da 1 giorno fino a tre settimane dopo la comparsa dei primi sintomi. Questa varietà di sintomi aspecifici crea qualche difficoltà nella diagnosi precoce che a questo punto può essere determinata mediante un esame del sangue che verifichi la presenza degli anticorpi IGM e IGG che indicano una risposta immunitaria attiva contro il virus. Invece, se all’esordio della malattia appare subito l’eruzione cutanea la diagnosi può essere fatta tramite un semplice controllo visivo.

Pur non essendo una malattia grave, l’Herpes zoster può provocare diverse complicazioni, sopratutto nelle persone anziane o con il sistema immunitario indebolito. In questi soggetti, la riattivazione del virus può causare un’infiammazione del cervello (encefalite), paralisi facciale o problemi di vista, udito o equilibrio. Le principali complicazioni sono:

  • Nevralgia post-erpetica: è la reazione più comune e può scatenare una nevralgia molto intensa associata a prurito che persiste anche dopo la comparsa delle vescicole. Guarisce, in genere, dopo circa 3-6 mesi ma in alcuni casi può durare per anni o può diventare permanente.
  • Sindrome di Ramsay Hunt: si verifica quando la riattivazione del virus colpisce il nervo facciale, vicino all’orecchio. Se non viene curata rapidamente, può causare paralisi facciale e perdita dell’udito dalla parte dell’orecchio interessato.
  • Infezione degli occhi e perdita della vista: la riattivazione del virus a livello del nervo trigemino che controlla la sensibilità dell’occhio, dà luogo all’Herpes zoster oftalmico. Le persone colpite possono sviluppare ulcere e cicatrici permanenti sulla cornea, infiammazione del nervo ottico e aumento della pressione oculare che potrebbe sfociare nel glaucoma. Se non viene curata rapidamente, l’infezione può causare la perdita della vista.

Per evitare il manifestarsi di queste spiacevoli complicazioni è necessario intervenire farmacologicamente mediante l’impiego di farmaci antivirali (aciclovir, valaciclovir, famciclovir) che aiutano a limitare la severità e la durata dell’Herpes zoster, purché siano assunti entro le prime 48-72 ore dalla comparsa dell’eruzione cutanea. Se il dolore è molto forte  si possono affiancare farmaci antidolorifici e antinfiammatori. Anche gel a base di cloruro d’alluminio, applicati direttamente sulle vescicole, ne accelerano la guarigione e riducono dolore e prurito.
Si consiglia di non toccare direttamente le lesioni, evitando di sfregare le vescicole, ma di lavarsi con saponi non aggressivi, risciacquare abbondantemente e successivamente asciugare senza strofinare. Per alleviare la sintomatologia pruriginosa si suggerisce inoltre di preferire indumenti non aderenti, fare bagni freschi e mantenere una buona igiene del corpo per evitare sovra-infezioni batteriche. Dal punto di vista dell’alimentazione è preferibile mantenere una dieta sana, ricca di frutta e verdura fresca e a ridotto consumo di zuccheri.

Per le persone ad alto rischio di sviluppare il Fuoco di Sant’Antonio o soggetti a recidive, è stato sviluppato un vaccino specifico per la prevenzione dell’Herpes zoster e della nevralgia post-erpetica.