Il lievito di birra:

prezioso in cucina… ma non solo

Il lievito di birra è un prodotto di uso comune molto conosciuto che si ottiene attraverso la selezione del fungo Saccharomyces cerevisiae ottenuto dalla fermentazione della birra. Le cellule del lievito vengono coltivate, in un fermentatore, su un substrato di malto che ne permette la moltiplicazione fino all’ottenimento di migliaia di cellule, le quali una volta separate dalla fonte nutritiva, vengono lavate ed essiccate ad una temperatura che non supera i 40 °C.

Il lievito di birra vanta numerose proprietà benefiche. Si tratta, infatti, di un prodotto ad alto valore nutrizionale al punto da essere considerato un integratore naturale e come tale viene spesso assunto. Viste le sue proprietà fermentative supporta la funzionalità intestinale e riequilibra la flora batterica; per questo viene impiegato come probiotico per ripristinare l’eubiosi intestinale, in seguito ad una terapia antibiotica. Si tratta poi di un prodotto ricco di sali minerali tra cui Magnesio, Potassio, Ferro, Calcio, Selenio, e vitamine del gruppo B che lo rendono un ottimo energizzante oltre che un valido aiuto per migliorare il benessere di pelle, unghie e capelli ed aiutare a combattere alcuni inestetismi cutanei in particolare l’acne e le dermatiti. È utile al sistema cardiovascolare e metabolico perché contribuisce a tenere pulite le arterie e facilita l’azione dell’insulina; inoltre, svolge un’azione disintossicante nei confronti del fegato e grazie alla presenza di acido folico viene considerato un rimedio antianemico in quanto contribuisce alla formazione dei globuli rossi.

In commercio, ne esistono diverse tipologie: fresco, secco, istantaneo, in scaglie e sottoforma di integratore.
Il lievito di birra fresco si trova disponibile in panetti da conservare sempre ad una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi da consumarsi entro la data di scadenza. Questo prodotto, impiegato in ambito alimentare, permette una lievitazione della durata di poche ore che solitamente si considera conclusa quando l’impasto ha raddoppiato il proprio volume. Il lievito di birra secco viene venduto in bustine o barattoli e non ha necessità di essere conservato in frigo. Viene utilizzato, previa dissoluzione in acqua, per la preparazione di lievitati come pane e pizza e in alcuni casi può essere scelto come alternativa al lievito di birra fresco per la preparazione di dolci. Di questa tipologia ne esiste anche una versione istantanea, impiegata soprattutto per la realizzazione di lievitati dolci, poiché permette una lievitazione molto rapida degli impasti. Vi è poi il lievito in scaglie che a differenza degli altri tipi non viene impiegato come agente lievitante, ma può essere utilizzato solamente come insaporitore. Il lievito in scaglie ha infatti perso il potere lievitante in seguito alle fasi di essicazione a cui viene sottoposto; tuttavia è un ottimo integratore naturale, spesso consigliato nella dieta di vegani e vegetariani. Infatti, oltre ad insaporire le vivande, questo lievito è un’ottima fonte di elementi essenziali per il benessere dell’organismo. A questo scopo è consigliato consumarlo crudo per sfruttare appieno tutte le sue benefiche proprietà. In farmacia, invece, si trovano integratori a base di Saccharomyces cerevisiae. Questi prodotti vengono utilizzati a scopi diversi: come fonte di vitamine del gruppo B con effetto energizzante sopratutto nei cambi di stagione e per migliorare il benessere del tessuto tegumentario e degli annessi cutanei. Come integratore, il lievito di birra si trova sotto forma di capsule, granulati o tavolette da assumere ciclicamente durante l’anno e senza superare il limite giornaliero di 400 mg, al fine di evitare l’insorgenza di spiacevoli reazioni gastro-intestinali come gonfiore e aerofagia.

Nonostante i suoi innumerevoli effetti positivi sull’organismo, l’assunzione di lievito di birra in tutte le sue forme deve essere evitato dalle persone che presentano un’ipersensibilità a questa sostanza ed è assolutamente sconsigliato a chi soffre di Candidosi o ha episodi recidivi di malessere e disturbi legati alla proliferazione di questo fungo. Ciò è dovuto al fatto che il lievito di birra va a nutrire la Candida e ne stimola quindi la moltiplicazione creando, in chi è predisposto, problemi di gonfiore intestinale ed altri fastidi più o meno gravi. Attualmente non sono disponibili studi che dichiarino un rischio effettivo in gravidanza, pertanto è buona norma evitarne il consumo durante la gestazione e nel successivo periodo di allattamento al seno.

ATTENZIONE A NON CONFONDERLO CON IL LIEVITO MADRE…

Il lievito naturale o “lievito madre” è molto diverso dal lievito di birra. Nella sua preparazione, infatti, la farina, una volta impastata con l’acqua, viene lasciata all’aria per essere colonizzata dai microrganismi in essa riccamente presenti. Pertanto, nel lievito madre, oltre ai lieviti tra cui il Saccharomyces cerevisiae, sono anche presenti diversi lattobacilli come Lactobacillus casei, Lactobacillus plantarum e Lactobacillus acidophilus.