Il micro  alleato dell’intestino

Come abbiamo già discusso nell’articolo precedente, l’intestino non è semplicemente un “tubo” che deve assolvere esclusivamente ai processi digestivi, bensì viene considerato come un vero e proprio “secondo cervello” che comunica con il sistema nervoso centrale formando quello che viene definito l’asse intestino-cervello. Nel rapporto stretto tra i due sistemi, la flora batterica intestinale non è qualcosa a parte, ma a questo intenso dialogo partecipa attivamente. Flora ed intestino, infatti, non sono concettualmente e funzionalmente separabili, poiché insieme assolvono il compito primario di trasformare la complessità alimentare in elementi utili sia dal punto di vista nutrizionale che da quello funzionale.

Tuttavia, assieme agli alimenti e alle molecole vitalmente utili, vengono introdotti microrganismi e xenobiotici provenienti dall’ambiente esterno, i quali potrebbero rivelarsi dei potenziali agenti patogeni; pertanto, l’intestino con la sua flora batterica deve assolvere anche all’importante ruolo di distinguere l’utile dal dannoso. Essi stanno quindi assumendo un’importanza sempre più rilevante nel determinare lo stato di salute e il benessere dell’organismo ed è ormai chiaro che la cura dell’intestino e del suo microbiota non produce solo benefici alla digestione, ma questi si estendono in maniera decisa a tutto il corpo.

La maggior parte dei batteri che popolano l’intestino sono degli innocui commensali, ossia sono microrganismi che traggono beneficio dalla relazione senza danneggiare l’ospite su cui vivono. Vi sono poi altre interessanti forme di associazione che sono la simbiosi mutualistica e la simbiosi patogenetica. Nella prima entrambi gli organismi traggono beneficio dalla relazione senza danneggiarsi, mentre nella seconda solo un organismo si giova dell’altro. Inoltre, alcuni commensali si possono comportare da patogeni opportunisti, cioè possono causare infezioni se si verificano le condizioni opportune. Tuttavia, la trasformazione di un commensale in patogeno è un processo molto complesso che avviene soltanto in seguito al verificarsi di una serie di coincidenze che dipendono dall’intero ecosistema intestinale e soprattutto dalla coevoluzione dell’ospite e del microbiota.

È chiaro, quindi, che in condizioni normali esiste uno stato di normobiosi nella quale microrganismi con effetti benefici prevalgono numericamente su quelli potenzialmente dannosi, al contrario con il termine disbiosi s’intende lo stato in cui i microrganismi potenzialmente dannosi predominano e portano ad una situazione di predisposizione verso diverse malattie che vanno dal cancro colorettale, alle malattie infiammatorie intestinali, all’intestino irritabile, all’eczema, a squilibri del sistema immunitario, a problematiche cardiovascolari, ecc…

Gli antibiotici sono una causa comune di disbiosi che si manifesta solitamente con diarrea e, nei casi più gravi, con colite e colite pseudomembranosa che rappresentano un’urgenza medica. Sebbene si tratti di tre forme diverse per gravità, esse originano da uno squilibrio della flora batterica dovuto frequentemente al Clostridium difficile, il quale produce tossine citotossiche ed infiammatorie. Tra le sostanze esogene che alterano gravemente la flora batterica, vi sono anche gli additivi alimentari a largo impiego come i solfati e i solfiti, i quali portano alla crescita di microrganismi potenzialmente patogeni e metaboliti microbici dannosi per l’intestino. In particolare questi composti, sono trasformati, da alcuni batteri specializzati, in acido solfidrico, dannoso per la mucosa. La disbiosi può essere indotta, inoltre, da un’alterazione delle funzioni secretive gastrointestinali e dalla motilità intestinale. Ovviamente, uno squilibrio della secrezione acida ha un effetto disbiotico in particolare nel tratto prossimale dell’intestino, il tenue. A parte le secrezioni acide, anche quelle biliari sono essenziali nel controllo della flora; in particolare la bile contiene un’elevata concentrazione di immunoglobuline che controllano l’adesione batterica alle pareti intestinali.

Per quanto riguarda il transito, è stato dimostrato che un rallentamento del transito intestinale porta ad una diminuzione del contenuto batterico nelle feci.

Un valido ed efficace aiuto per riequilibrare la flora batterica intestinale ci viene offerto un’altra volta dal mondo vegetale. In natura, infatti esistono delle sostanze polimeriche definite “prebiotici” che sono in grado di resis tere alla digestione gastrica e una volta fermentate dalla flora intestinale, sono in grado di stimolare selettivamente la crescita e l’attività dei batteri benefici. I prebiotici più comuni sono: frutto oligosaccaridi (FOS), inulina e trans-galatto oligosaccaridi. Inulina e FOS sono ben noti per la loro capacità di stimolare la crescita dei bifidobatteri e sono ampiamente diffusi in alimenti come cipolla, aglio, porro, cicoria, carciofi, asparagi e banane. Oltre a queste sostanze, vi sono anche i polifenoli che svolgono un’importante attività modulatoria nei confronti del microbiota; pertanto, le piante ricche in polifenoli come l’olivo, il timo e l’agrimonia vengono largamente impiegate nel trattamento dei disturbi del tratto digerente, in particolare nella diarrea.

  • OLIVO (Olea europea): dalla fitochimica emerge che le foglie di olivo sono ricche di composti fenolici, come l’oleuropeina. Questo composto è scarsamente assorbito e viene degradato dalla flora che libera un metabolita, il quale inibisce l’attività di diversi patogeni.
  • TIMO (Thymus vulgaris): le sue foglie contengono un elevato contenuto di flavonoidi ed in particolare di acido rosmarinico che viene metabolizzato dalla flora batterica. È particolarmente indicato nei disturbi gastrointestinali come dispepsia e flatulenza.
  • AGRIMONIA (Agrimonia eupatoria): le sue sommità fiorite ricche di polifenoli, in particolare tannini, vengono utilizzate come rimedio specifico nella diarrea moderata. Inoltre, possiede un’attività antiossidante.
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