Le meduse: piccole insidie marine

Le meduse appartengono alla famiglia dei Cnidari e sono note per il loro caratteristico aspetto gelatinoso e spesso trasparente che le rende talvolta invisibili in mare.

La loro struttura anatomica è semplice, e comprende tre elementi:

  • L’ombrello che ne favorisce il galleggiamento;
  • La bocca collegata alla cavità gastrovascolare;
  • I tentacoli, provvisti di piccole cellule urticanti (cnidoblasti) che, a seconda della specie, differiscono per tossicità e, di conseguenza, per pericolosità. Se, infatti, si viene accidentalmente a contatto con i loro tentacoli, contenenti un liquido tossico (nematocisti) che viene rilasciato in seguito a uno stimolo meccanico o chimico si posso manifestare diverse reazioni: alcune meduse sono del tutto innocue, altre invece provocano reazioni dolorose, mentre altre ancora possono persino essere mortali.

Fortunatamente nel Mediterraneo non ci sono specie particolarmente pericolose per le persone. Tuttavia, quelle che abitano i nostri mari possono comunque provocare fastidiose punture e dolorose reazioni. Ed ecco, quindi, un elenco delle 5 specie di meduse del Mediterraneo da cui è meglio tenersi alla larga:

  • Pelagia noctiluca: è la medusa più comune e famosa tra tutti i bagnanti a causa delle sue dolorose punture. Si tratta di una specie che si diffonde sia in acque costiere che in acque aperte ed è riconoscibile grazie al suo caratteristico colore violaceo che la rende tanto affascinante quanto pericolosa.
  • Physalia physalis: nota anche con il nome di Caravella Portoghese, più che una singola medusa si tratta di una vera e propria colonia di meduse raccolte sotto un ombrello a forma di vela che permette loro di sfruttare il vento per muoversi. Anche per questa specie, i colori violacei e bluastri lasciano presagire una certa pericolosità.
  • Chrysaora hysoscella: è una medusa davvero pericolosa che causa delle fastidiosissime lesioni cutanee: la grande superficie occupata dai tentacoli, quindi, rappresenta un rischio per i bagnanti. È particolarmente diffusa nello Ionio e nell’Adriatico e per la sua bellezza viene spesso impiegata come ornamento negli acquari.
  • Carybdea marsupialis: questa specie è l’unica cubomedusa presente nel Mediterraneo ed è meno pericolosa delle cugine mortali che popolano le acque australiane. La si trova soprattutto nel Mar Adriatico e rispetto alle altre specie nominate finora è più piccola e soprattutto molto meno colorata e appariscente.
  • Drymonema dalmatinum: questa specie, invece, è la più grande presente nel Mediterraneo, tanto che l’ombrello può raggiungere anche 1 metro di diametro.

 

Ad essere precisi, si deve parlare di contatto e non di puntura, pizzico o morso di medusa. La medusa, infatti, non punge, non pizzica e non morde, e non attacca l’uomo volontariamente. Si muove seguendo il corso delle correnti e il contatto con l’uomo é del tutto casuale. Se una medusa incontra, accidentalmente, il corpo umano, i suoi tentacoli si attivano meccanicamente rilasciando dei filamenti urticanti.

Questi filamenti si insinuano sotto la pelle e rilasciano la sostanza urticante, una sorta di veleno, composta da tre proteine:

  • Ipnotossina, responsabile di un’azione anestetica che svolge quindi un effetto paralizzante;
  • Talassina, che causa la risposta infiammatoria;
  • Cogestina, la cui azione si esercita sull’apparato circolatorio e respiratorio.

Al primo contatto tra pelle e medusa, si percepisce un forte bruciore. Subito dopo, la superficie cutanea coinvolta diventa rossa e compaiono dei piccoli pomfi, simili a quelli dell’orticaria. Il dolore associato a quest’irritazione comincia ad attenuarsi dopo una ventina di minuti, lasciando spazio ad un intenso prurito. Se la puntura di medusa coinvolge più del 50% del corpo, questa sintomatologia può essere estremamente intensa e l’intensità del dolore può diventare insopportabile. Di solito, la sensazione urente si risolve dopo circa 10-20 minuti, ma resta il prurito.

Dopo il contatto con una medusa è necessario:

  • Lavare la parte colpita con acqua di mare, in modo da diluire le tossine rilasciate dai tentacoli non ancora penetrate nella pelle. Evitare, invece, l’acqua dolce perché potrebbe favorire la rottura delle cnidocisti (strutture urticanti che le meduse usano per difendersi) rimaste sulla pelle, aumentando il dolore della vittima.
  • Pulire la pelle prestando molta attenzione a rimuovere i filamenti ed i residui depositati in seguito al contatto, in quanto continueranno a rilasciare veleno. A tal fine è utile impiegare una tessera di plastica rigida, come ad esempio il bancomat.
  • Applicare un gel astringente a base di cloruro d’alluminio ad una concentrazione al 5%, lo stesso che viene usato contro le punture di zanzara per lenire i sintomi della ferita e far sì che le tossine siano del tutto eliminate. È possibile reperire questi prodotti in qualsiasi farmacia. In alternativa, si possono utilizzare prodotti a base di lidocaina, che bloccano il dolore. Se il soggetto colpito è una donna in gravidanza, si può ricorrere all’omeopatia impiegando Medusa 9 CH oppure Apis mellifica 9 CH per lenire il dolore; mentre per limitare il rossore e l’irritazione si consiglia l’aromaterapia, massaggiando la zona colpita con olio essenziale di lavanda, diluita 1:5 con dell’olio di mandorle dolci.
  • Evitare l’esposizione al sole: la zona toccata, infatti, dopo l’iniziale arrossamento ha un’iperpigmentazione che, combinata all’azione dei raggi UV, potrebbe comportare la formazione di una cicatrice permanente. Pertanto, per evitare l’insorgenza di inestetismi e garantire la protezione della ferita, è necessario coprire la parte colpita applicando creme solari con SPF 50+.