L’Italia rinasce con un Fiore

La vaccinazione anti-COVID19

Con il VDay, Il 27 Dicembre 2020, ha avuto inizio in tutta Europa la campagna vaccinale contro il COVID-19.

Il primo ad aver ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte delle Agenzie regolatorie EMA (per l’Europa) e AIFA (per l’Italia) è stato il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2, noto come Pfizer-BioNTech, seguito poi da COVID-19 Vaccine Moderna, approvato il 7 Gennaio 2021. Il Pfizer-BioNTech è un vaccino ad RNA messaggero destinato a prevenire la malattia da COVID-19 nei soggetti di età pari o superiore ai 16 anni.
L’mRNA, o RNA messaggero, è il materiale genetico che contiene le istruzioni per la sintesi di nuove proteine. Di norma, l’mRNA trasporta le informazioni genetiche codificate dal DNA del nucleo cellulare fino al citoplasma, dove vengono utilizzate per la sintesi degli amminoacidi. Questo processo avviene in tutti gli organismi viventi, tranne nei virus, in quanto non sono formati da cellule dotate di nucleo e hanno bisogno di infettare altre cellule per potersi replicare.
I virus SARS-Cov-2 infettano le cellule utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui si possono riprodurre. Il vaccino contiene le molecole di RNA messaggero che presentano al loro interno le indicazioni necessarie per la sintesi della proteina Spike. Tali molecole sono contenute all’interno di nanoparticelle lipidiche, che ne consentono il loro trasferimento all’interno delle cellule umane in una forma impossibilitata a replicarsi.

Una volta iniettato il vaccino, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule e avvia la sintesi della proteina Spike. La sua presenza stimola così la produzione di anticorpi specifici e neutralizzanti da parte del sistema immunitario, senza scatenare la patologia. Infatti, una volta compiuta la sua missione l’mRNA del vaccino non resiste nell’organismo ma si degrada naturalmente pochi giorni dopo la vaccinazione. Non c’è alcun rischio, quindi, che entri nel nucleo delle cellule e modifichi il DNA. La vaccinazione inoltre attiva anche le cellule T di memoria che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni al virus SARS-CoV-2. Pertanto, se un soggetto vaccinato dovesse entrare in contatto con il virus, il suo sistema immunitario lo riconoscerà e si attiverà per combatterlo, bloccando le proteine Spike e impedendone l’ingresso all’interno delle cellule.

Gli studi sui vaccini anti COVID-19 sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali, ma avendo visto la partecipazione di un numero molto elevato di persone è stato possibile realizzare studi di grandi dimensioni, sufficienti per dimostrare sicurezza ed efficacia. Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica e i tempi brevi che hanno portato alla sua registrazione sono stati resi possibili grazie alle ricerche già condotte da molti anni sui vaccini a RNA, alle grandi risorse umane ed economiche stanziate e alla valutazione dei risultati ottenuti man mano che questi venivano elaborati e non, come si usa fare normalmente, soltanto quando tutti gli studi sono completati. I risultati di questi studi hanno dimostrato che due dosi del vaccino somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra possono evitare al 95% degli adulti di sviluppare il COVID-19 con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnie. La durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi.
Le reazioni avverse osservate più frequentemente nello studio sul vaccino Pfizer-BioNTec sono stati in genere di entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione. Tra queste figurano dolore e gonfiore nel sito di iniezione, spossatezza, nausea, mal di testa, difficoltà ad addormentasi, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre.

La vaccinazione viene effettuata da medici e infermieri dei servizi vaccinali pubblici, esperti nelle tecniche di vaccinazione. La procedura prevede l’uso di una siringa da 3 ml per prelevare il liquido di diluizione da iniettare nel flaconcino multidose. Quindi, dopo la diluizione, il prelievo di 0,3 ml di vaccino e l’iniezione. Questa procedura è fattibile con normali siringhe da 3 o 5 ml per la diluizione e da 1 ml per l’iniezione.
Uno dei problemi a cui si è dovuto far fronte riguarda la distribuzione e la somministrazione, poiché questo vaccino richiede condizioni di congelamento senza precedenti. Deve essere, infatti, conservato in modo ottimale alla temperatura di -70°C e potrà essere conservato per cinque giorni una volta posto in celle con temperatura di refrigerazione leggermente superiore allo zero. Per questo motivo l’azienda ha sviluppato degli appositi container di spedizione che utilizzano ghiaccio secco. Al contrario, Moderna, l’azienda produttrice dell’altro vaccino che si basa sulla stessa tecnologia, ha affermato che il suo prodotto può restare stabile in condizioni di refrigerazione standard, da 2°C a 8°C, fino a 30 giorni dopo lo scongelamento.

Anche se l’efficacia del vaccino è molto alta (oltre il 90%) vi sarà sempre una porzione di vaccinati che non svilupperà immunità, per tale motivo essere vaccinati non conferisce un “certificato di libertà” ma occorre continuare ad adottare comportamenti corretti e misure di contenimento del rischio di infezione.