Le carenze vitaminiche
Parte 2: le vitamine idrosolubili

Tiamina (vitamina B1)
La vitamina B1, nota come tiamina o aneurina, è un micronutriente vitaminico essenziale e idrosolubile facente parte del gruppo B. La vitamina B1 alimentare può avere sia una funzione coenzimatica che extracoenzimatica. Inoltre, gioca un ruolo indispensabile nel metabolismo dei carboidrati e favorisce lo stato generale di nutrizione dei tessuti nervosi.
La sua carenza causa danni al sistema nervoso, deperimento generale e alcune condizioni specifiche come il beri beri, molto diffuso tra le popolazioni che si cibano principalmente di riso raffinato, e la Sindrome di Wernicke, una grave forma di encefalite che si manifesta nell’alcolismo cronico. La carenza di vitamina B1 è associata anche all’uso prolungato di diuretici ad alto dosaggio, in particolare furosemide per il trattamento dell’insufficienza cardiaca.
La tiamina è molto diffusa sia negli alimenti vegetali che in quelli animali ed è prodotta in parte anche dalla flora batterica intestinale; tuttavia il suo fabbisogno, che è di almeno 0,8 mg al giorno, è appena coperto da un normale regime alimentare. È ben tollerata ed è raramente tossica, con l’eccezione delle iniezioni endovenose e intramuscolari ripetute che in alcuni casi hanno determinato reazioni allergiche e anafilattiche con nausea, letargia e compromissione della coordinazione.

Riboflavina (vitamina B2)
La riboflavina, o vitamina B2, è un nutriente essenziale idrosolubile appartenente al macrogruppo vitaminico B. Importante per lo stato di nutrizione della pelle e delle mucose, la riboflavina è abbondantemente presente nell’alimentazione delle popolazioni dei paesi sviluppati.
Svolge una funzione prevalentemente coenzimatica e, nelle sue forme metabolicamente attive partecipa alla respirazione cellulare e alle vie metaboliche di glucidi, lipidi e amminoacidi.
Si trova negli alimenti sia vegetali che animali, ma abbonda maggiormente nel latte e nei suoi derivati, nelle uova e nelle frattaglie, come il fegato.
La carenza è particolarmente evidente nelle popolazioni povere dove è associata a un generale stato di sottonutrizione. Si manifesta prima con sintomi e segni aspecifici, poi con altri piuttosto specifici a carico del derma, degli occhi e della lingua.
Il fabbisogno giornaliero è di 0,6 mg ogni 1000 kcal assunte e la tossicità è pressoché impossibile da raggiungere, per l’assorbimento limitato e la sua scarsa solubilità.

Niacina (vitamina PP, o B3)
La vitamina PP, anche detta vitamina B3, è un nutriente idrosolubile che prende parte alle reazioni della respirazione cellulare e a quelle relative alla sintesi e alla demolizione di aminoacidi, acidi grassi e colesterolo.
Oltre alla biosintesi interna derivante dal triptofano, la vitamina PP biodisponibile viene assunta dall’esterno attraverso il consumo di alimenti sia di origine animale che vegetale, come latte, carne, pesce, uova e legumi. I semi dei cereali, invece, non sono fonti di niacina biodisponibile; ma, al contrario, sono ricchi di un complesso (antivitamina PP) che si combina con la niacina e la rende non disponibile per l’organismo.
Stati di ipovitaminosi da vitamina PP sono rari nei paesi sviluppati, ma non impossibili negli alcolisti. I sintomi includono nausea, vomito, lesioni della pelle e della bocca, anoressia, dolore addominale, anemia, mal di testa e affaticamento generale. La carenza di vitamina B3 è invece frequente nei paesi sottosviluppati dove, nella forma più grave, sfocia nel quadro clinico della pellagra. Anche nota come “malattia delle tre D”, la pellagra, si caratterizza per l’insorgenza di dermatite, diarrea e demenza, nonché disturbi generalizzati quali iperpigmentazione e ispessimento della pelle, infiammazione della bocca e della lingua, disturbi digestivi, amnesia, delirio e infine morte, se non curata. I sintomi psichiatrici comuni della carenza di niacina comprendono irritabilità, scarsa concentrazione, ansia, affaticamento, irrequietezza, apatia e depressione. Il fabbisogno giornaliero di vitamina PP è di 6,6 mg per 1000 kcal assunte e il limite di tossicità è fissata a 35 mg al giorno. Quantità superiori possono scatenare arrossamenti cutanei, a partire dal viso, talvolta accompagnati da secchezza della pelle, prurito, parestesie, mal di testa. La conseguenza più grave dell’ipervitaminosi è la tossicità epatica, che si verifica a dosi superiori ai 2 grammi al giorno; mentre a dosi ancora superiori può insorgere epatite fulminante con necessità di trapianto di fegato.

Piridossina (vitamina B6)
Per B6 si intende una vitamina idrosolubile appartenente al gruppo del complesso B che agisce come precursore di un enzima importante nel metabolismo dei composti azotati. La sua presenza influenza l’efficienza nell’utilizzo delle proteine da parte dell’organismo, ma anche la sintesi dell’emoglobina e il metabolismo di carboidrati e di lipidi. La vitamina B6 è ampiamente distribuita negli alimenti, ma si trova specialmente nella carne, in alcuni pesci, nei legumi e nei cereali poco raffinati. Negli alimenti di origine vegetale, la vitamina B6 si trova legata a proteine o composti non proteici che la rendono non disponibile, pertanto è fornita in maggior biodisponibilità dagli alimenti di origine animale.
La carenza di vitamina B6 è piuttosto rara, e solitamente causa apatia e debolezza e in qualche caso una forma di anemia ipocromica dove globuli rossi sono più chiari del solito.
Il fabbisogno giornaliero è stimato in almeno 1,1 mg al giorno per le donne e 1,5 mg al giorno per gli uomini; mentre per la gestante e la nutrice si prevede un aumento rispettivamente del 20% e del 30%. La tossicità è piuttosto bassa e si verifica con dosi superiori ai 250 mg al giorno con comparsa di neurotossicità e fotosensibilità.

Biotina (vitamina H, o B7)
La vitamina H, meglio definita biotina e talvolta indicata anche come vitamina B7, è una vitamina idrosolubile del complesso B. È coinvolta in una vasta gamma di processi fisiologici come componente importante degli enzimi implicati in varie catene metaboliche, come la digestione, la sintesi proteica, la gluconeogenesi e la crescita cellulare. È anche richiesta per il catabolismo e l’utilizzo dei tre aminoacidi a catena ramificata: leucina, isoleucina e valina. Inoltre, permette la sintesi degli acidi grassi e sembra utile al mantenimento emostatico della glicemia.
La sua presenza nei cibi è pressoché ubiquitaria, anche se è biodisponibile solo nei cibi di origine animale. In una dieta varia ed equilibrata, un’eventuale carenza nutrizionale risulta molto rara in un soggetto sano; pertanto, l’eventuale deficit di vitamina H si verifica in particolare nelle donne in gravidanza e nei soggetti che presentano disturbi genetici congeniti che influenzano il metabolismo della stessa.
Il deficit subclinico può causare sintomi lievi di natura psicologica e neurologica, come depressione, letargia, allucinazioni, intorpidimento e formicolio delle estremità. Nei quadri più severi possono comparire il diradamento dei capelli (alopecia), unghie fragili, congiuntiviti ed eruzioni cutanee.
Il fabbisogno giornaliero e di 15-100 µg al giorno, solitamente soddisfatti da una normale dieta alimentare.

Acido folico (vitamina B9)
L’acido folico, come la vitamina B12, è indispensabile per un’adeguata proliferazione e maturazione cellulare; pertanto, la carenza di questo nutriente si ripercuote in prima istanza sui tessuti ad alto grado di proliferazione, come il midollo osseo, dove provoca l’anemia macrocitica-megaloblastica, e quelli del feto dove la carenza di acido folico è causa di una grave condizione patologica, nota come spina bifida, che si ripercuote poi sul nascituro. Inoltre, il deficit di acido folico eleva il rischio cardiovascolare del soggetto, aumentando i livelli di omocisteina circolante, che a sua volta aumenta le possibilità di subire patologie cardiovascolari. L’impossibilità da parte dell’organismo di sintetizzare tale vitamina giustifica l’estrema importanza di un adeguato apporto alimentare pari a 200-300 µg nell’adulto, 400 µg in gravidanza e 350 µg nell’allattamento.
Sono particolarmente ricchi di questa vitamina i vegetali, la frutta, i cereali integrali, i legumi, il fegato ed il lievito di birra. Le carenze di acido folico sono più frequenti tra gli alcolisti e i tossicodipendenti. Sono inoltre tipiche delle sindromi da malassorbimento, dove la capacità dell’intestino di assorbire i nutrienti è limitata da vari malattie e condizioni, come ad esempio il morbo celiaco, le infezioni intestinali, le malattie del pancreas e il morbo di Crohn.

Cobalamina (Vitamina B12)
Si tratta di un gruppo di sostanze contenenti cobalto, coinvolta nel metabolismo degli acidi grassi, degli amminoacidi e degli acidi nucleici. La condizione di carenza è piuttosto rara e si può manifestare solo nei casi di dieta vegetariana stretta; in questo caso, è particolarmente delicata la gestazione, dove un eventuale deficit nella madre può avere effetti molto pericolosi per il nascituro. Tale carenza però può derivare anche dall’assenza del fattore che ne facilita l’assorbimento a livello intestinale, con conseguenti disturbi a carico del sistema nervoso e nella produzione delle cellule del sangue, fino a una forma di anemia definita perniciosa.
Il fabbisogno giornaliero medio di vitamina B12 per l’adulto varia dai 2 ai 6 µg e viene facilmente coperto da una normale alimentazione. Le principali fonti di vitamina B 12 sono gli alimenti di origine animale; mentre in natura, piccole quantità vengono sintetizzate dai batteri, inclusi quelli che normalmente popolano l’intestino umano.

Acido ascorbico (Vitamina C)
Oltre a partecipare a numerose reazioni metaboliche e alla biosintesi del collagene, la vitamina C è anche un potente antiossidante che interviene nelle reazioni allergiche potenziando la risposta immunitaria e neutralizzando i radicali liberi; svolge, inoltre, una funzione protettiva a livello dello stomaco, inibendo la sintesi di sostanze cancerogene.
La sua carenza provoca una condizione definita scorbuto, una malattia che in passato era molto diffusa tra i marinai che assumevano poca frutta e verdura, i cui primi sintomi sono apatia, anemia e inappetenza e poi, proprio per la mancata sintesi di collagene, sanguinamento delle gengive, caduta dei denti, dolori muscolari, fragilità dei capillari ed emorragie sottocutanee.
La vitamina C è contenuta soprattutto negli alimenti freschi, come frutta e verdura, in particolare kiwi, agrumi, pomodori e peperoni. La vitamina viene però facilmente deteriorata durante i trattamenti di conservazione e si perde facilmente durante i lavaggi e la cottura in acqua, inoltre viene anche danneggiata dall’ossigeno e dal calore. Dunque, per assicurare un buon apporto di vitamina C sarà necessario consumare frutta e verdura freschissime e crude o poco cotte. Il fabbisogno di vitamina C è di 60 mg al giorno (70 in gravidanza).